Giovanni Gariboldi (Milano, 1908 - 1971) per Richard Ginori
Lo stabilimento milanese di San Cristoforo della Richard-Ginori rappresentò uno dei principali centri di rinnovamento delle arti decorative italiane del Novecento. Giovanni Gariboldi vi entrò nel 1926, appena diciottenne, avviando un percorso professionale che lo portò a diventare uno stretto collaboratore di Gio Ponti e, successivamente, una figura centrale della produzione artistica della manifattura. Nel 1933, in seguito all'uscita di Ponti dalla direzione artistica, Gariboldi assunse responsabilità sempre maggiori all'interno dello Studio Artistico, fino a diventarne direttore nel 1946.
La sua ricerca si sviluppò inizialmente nel solco della lezione pontiana, della quale seppe assimilare l'eleganza compositiva, il gusto per la decorazione e la capacità di reinterpretare il repertorio classico in chiave moderna, elaborando progressivamente un linguaggio personale. Lo stile di Gariboldi si caratterizza infatti per una raffinata sintesi tra tradizione e modernità, nella quale le suggestioni dell'Art Déco si traducono in un elegante stilizzazione delle forme, in una particolare attenzione al ritmo delle linee, alla plasticità dei volumi e alla ricercatezza cromatica. Nella sua produzione figurativa, i temi mitologici, naturalistici e fantastici vengono rielaborati attraverso una sensibilità ornamentale e scenografica, mentre nelle realizzazioni della maturità emerge una progressiva semplificazione formale, maggiormente orientata ai principi del design funzionale.
In questo contesto si inserisce la formella in esame, raffigurante Venere che naviga su una conchiglia, nella quale il richiamo alla tradizione iconografica classica si combina con un'interpretazione fantastica e un linguaggio decorativo di gusto Art Déco. La dea, rappresentata come una figura femminile seminuda, dalle proporzioni allungate e avvolta in drappeggi dalle tonalità arancio-rosse, è adagiata su una grande conchiglia, circondata da festoni floreali e sovrastata da una struttura a vela. Il volto dai tratti essenziali, la posa elegante e teatrale e la stilizzazione degli elementi naturali richiamano il repertorio delle arti decorative degli anni Venti e Trenta, mentre il susseguirsi di curve, volute e motivi ornamentali conferisce alla composizione un andamento ritmico e dinamico.
Particolarmente significativo è il confronto con la produzione di Gio Ponti per la Richard-Ginori. Nelle collezioni del Castello Sforzesco di Milano si conserva infatti una serie di diciassette piastrelle disegnate da Ponti e realizzate nello stabilimento di San Cristoforo tra il 1926 e il 1930, tra i cui soggetti compaiono una sirena a due code, un veliero e, soprattutto, una figura femminile con una lunga sciarpa su un'imbarcazione a vela. Quest'ultima composizione presenta significative affinità iconografiche con la formella di Gariboldi, in particolare nell'associazione tra figura femminile, elementi nautici e invenzione fantastica. Il confronto testimonia la continuità di un repertorio figurativo condiviso all'interno dello Studio Artistico della Richard-Ginori, evidenziando al contempo il modo in cui Gariboldi seppe assimilare e reinterpretare autonomamente le suggestioni del linguaggio pontiano.
Bibliografia di riferimento: G. Cavagna di Gualdana, “Gariboldi. Le arti decorative in Italia”, Mantova, Corraini Edizioni, 2010, p. 24.