Antonio Gherardi (1638-1702)
Il dipinto si basa sul racconto di Ovidio narrato nelle Metamorfosi: il dio Giove trasforma la giovane Io in mucca dopo averla violentata e la regala alla moglie Giunone, per toglierle qualsiasi sospetto sulla sua ennesima infedeltà. La dea affida
l'animale al gigante con cento occhi Argo. Colma dalla disperazione, Io si reca a piangere sul fiume Inaco, che altri non è che suo padre trasformato in corso d'acqua
dallo stesso Giove dopo che il primo aveva maledetto il secondo per quanto accaduto alla figlia; appena la vede e la riconosce però, Inaco inorridisce e ripudia la figlia. Giove decide di mandare il dio Mercurio da Argo allo scopo di distrarlo e chiudergli tutti e cento gli occhi per poter provare a rendere Io di nuovo umana: il messaggero degli dei riesce così bene nell'impresa che Argo si addormenta ancor prima che la storia sia finita di essere raccontata, allora Mercurio gli recide la testa e la consegna a Giunone, che prende gli occhi di Argo e li inserisce nella coda del pavone, animale sacro alla dea.
L’opera raffigura l’episodio mitologico della consegna a Giunone della testa di Argo, ucciso da Mercurio per ordine di Giove al fine di liberare Io. La dea è rappresentata al centro della composizione mentre riceve il macabro trofeo; in alto a destra si intravede Mercurio nell’atto di allontanarsi, dopo aver adempiuto al volere divino. La scena è costruita secondo un impianto monumentale che privilegia la solidità plastica dei corpi, isolati nello spazio e collocati su un’altura, quasi sospesi in un vuoto scenico che ne accentua la compattezza volumetrica più che l’integrazione ambientale.
Prima di entrare nella cerchia di Pietro da Cortona, Gherardi ricevette un primo orientamento pittorico da Pier Francesco Mola, dal quale assimilò un gusto per le suggestioni luministiche e cromatiche del cosiddetto venezianismo romano, con evidenti rimandi alla tradizione di Veronese e Tiziano. A ciò si aggiungono accensioni luminose di matrice caravaggesca, filtrate probabilmente attraverso la pittura napoletana e il confronto con Mattia Preti, visibili nei contrasti chiaroscurali e nelle improvvise vibrazioni cromatiche. I panneggi appesantiti e voluminosi, sono riconducibili alla lezione cortonesca, così come una certa sproporzione tra le dimensioni delle figure e lo spazio circostante.
L’artista alterna zone di pittura d’impasto, soprattutto nello sfondo, a passaggi di puro cromatismo nelle figure, giocando su contrasti cangianti funzionali al risalto chiaroscurale e su accordi di bruni profondi e bianchi avorio. Lo spazio non è costruito in senso prospettico tradizionale, ma nasce dall’esigenza di sostenere la presenza fisica dei corpi: sono i “blocchi umani” a generare la scena, enfatizzati nella loro massa e isolati in una dimensione rarefatta. Questo procedimento rivela una concezione ancora sperimentale della composizione, in cui prevale l’indagine plastica rispetto alla narrazione fluida, collocando l’opera in una fase di transizione del percorso artistico di Antonio Gherardi probabilmente riconducibile agli anni ‘70.
The painting is based on the story told by Ovid in the Metamorphoses. Jupiter transforms the young Io into a cow after raping her and gives her to his wife Juno in order to hide yet another act of infidelity. Juno entrusts the animal to Argus, the hundred-eyed giant. Full of despair, Io goes to weep by the river Inachus, who is actually her father, transformed into a river by Jupiter after cursing the god for what had happened to his daughter. When Inachus sees and recognizes Io, however, he is horrified and rejects her.
Jupiter then sends Mercury to Argus in order to distract him and close all one hundred of his eyes, so that Io can be freed and returned to human form. Mercury succeeds so well that Argus falls asleep before the story he is telling has even ended. Mercury then cuts off his head and gives it to Juno, who takes Argus’s eyes and places them on the tail of the peacock, the animal sacred to the goddess.
The painting represents the mythological episode in which the head of Argus is presented to Juno after Mercury has killed him on Jupiter’s orders in order to free Io. The goddess is shown at the centre of the composition as she receives the macabre trophy, while Mercury can be seen in the upper right, moving away after carrying out the divine command. The scene has a monumental structure that emphasizes the strong, solid bodies of the figures. They are isolated in space and placed on raised ground, almost suspended in an empty setting that stresses their volume more than their connection with the surrounding space.
Before entering the circle of Pietro da Cortona, Gherardi received his first artistic training from Pier Francesco Mola. From him he learned an interest in light and colour linked to the so-called Roman Venetian style, with clear references to Veronese and Titian. These influences are combined with strong effects of light inspired by Caravaggio, probably filtered through Neapolitan painting and through Gherardi’s contact with Mattia Preti. This can be seen in the strong chiaroscuro contrasts and in the sudden flashes of colour. The heavy and voluminous draperies also show the influence of Pietro da Cortona, as does the slight disproportion between the size of the figures and the surrounding space.
The artist alternates areas of thick impasto, especially in the background, with passages in which colour plays a more important role in the figures. He uses changing contrasts of colour to strengthen the chiaroscuro effects, combining deep browns with ivory whites. The space is not built according to traditional perspective. Instead, it is organized around the physical presence of the bodies: the “human blocks” themselves create the scene, emphasized by their mass and isolated in a rarefied setting. This approach shows an experimental conception of composition, in which the study of solid form is more important than a fluid narrative. The work can therefore be placed in a transitional phase of Antonio Gherardi’s career, probably in the 1670s.
Provenance
Collezione privata Roma