Laurent Pacheux (Lione 1729 Torino 1821)
Il dipinto è da riferire alla produzione di Laurent Pecheux, pittore francese naturalizzato italiano, tra i principali interpreti dell’affermazione del gusto neoclassico, praticato con successo sia a Roma sia a Torino — città, quest’ultima, dove ricoprì il ruolo di pittore di corte e dove concluse i propri giorni.
L’opera raffigura San Vincenzo Ferrer, domenicano la cui attività si svolse prevalentemente nella penisola iberica, qui rappresentato con gli attributi che ne qualificano l’iconografia: la fiamma sul capo e le ali sulla schiena; meno consueto, ma non raro, è il volume che il santo reca tra le mani.
La fiamma allude a una serie di episodi miracolosi verificatisi durante l’instancabile attività di predicazione di Vincenzo: sebbene egli predicasse in lingue e luoghi diversi, anche a persone straniere che non conoscevano lo spagnolo, il suo messaggio veniva compreso da tutti. Tale prodigio sarebbe da ricondurre all’ispirazione dello Spirito Santo, tradizionalmente raffigurato in forma di fiamma nelle immagini sacre, come nella Pentecoste.
Le ali derivano invece dall’appellativo con cui il domenicano amava definirsi, l’Angelo dell’Apocalisse: nei tempi incerti, anche dal punto di vista politico, in cui si trovò a vivere e operare, egli si adoperò in ogni modo per ricomporre lo Scisma d’Occidente. Il libro costituisce un probabile riferimento alla sua profonda cultura,
nonché alle Sacre Scritture; la mano con il dito puntato, più che indicare il cielo, indica la fiamma stessa, alludendo all’ispirazione celeste tanto delle parole della Bibbia quanto di quelle del santo.