Leoncillo Leonardi (Spoleto, 1915 – Roma, 1968)
Leoncillo Leonardi è stato uno dei maggiori protagonisti della scultura italiana del secondo dopoguerra, distinguendosi per una ricerca espressiva profondamente legata alla materia ceramica. Nato a Spoleto, si forma inizialmente presso l'Istituto d'Arte di Perugia e successivamente all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove entra in contatto con l'ambiente della Scuola Romana e con artisti quali Corrado Cagli, Mirko Basaldella e Renato Guttuso. A partire dalla fine degli anni Trenta si dedica alla sperimentazione ceramica, sviluppando un linguaggio inizialmente figurativo, caratterizzato da forme plastiche tormentate, accentuazioni espressioniste e un uso intenso del colore. Negli anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta la sua produzione risente anche delle esperienze cubiste e neocubiste, attraverso una progressiva scomposizione dei volumi e una maggiore tensione strutturale. La svolta decisiva avviene tra il 1956 e il 1957, quando Leoncillo abbandona progressivamente la rappresentazione figurativa per avvicinarsi all'Informale materico, trasformando la ceramica in uno strumento di espressione diretta della propria esperienza interiore. La superficie delle opere diventa il luogo di un confronto fisico con la materia, attraverso lacerazioni, tagli, fratture, accumuli e profonde incisioni. Il colore, spesso concentrato su tonalità essenziali come il bianco, il rosso e il nero, assume un valore autonomo e fortemente evocativo.
Taglio si inserisce nel clima artistico del secondo dopoguerra e, in particolare, nella stagione dell'Informale italiano, che si sviluppa tra gli anni Cinquanta e Sessanta come superamento delle forme tradizionali della rappresentazione. In questo contesto, numerosi artisti ricercano un rapporto più immediato con il materiale, attribuendo al gesto creativo, alla superficie e ai processi di trasformazione della materia un ruolo centrale. Leoncillo interpreta queste istanze attraverso l'argilla, un materiale che conserva nella sua struttura le tracce della pressione, dell'incisione e della manipolazione. Il tema del taglio assume un'importanza fondamentale nella sua ricerca matura. Nel 1960, infatti, l'artista espone alla Galleria Blu di Milano una serie di opere intitolate Tagli e Fratture, nelle quali la discontinuità della superficie diventa uno degli elementi principali della costruzione plastica. Il taglio non si limita a suggerire un'apertura spaziale, ma interviene direttamente sulla consistenza fisica della materia, che appare incisa, lacerata e attraversata da tensioni interne. La composizione si sviluppa attraverso un insieme di masse plastiche sovrapposte, lacerazioni e profonde incisioni che attraversano la superficie. Nella parte superiore emergono due volumi laterali, asimmetrici e frastagliati, separati da una zona centrale incavata. Questi elementi sembrano aprirsi verso l'esterno, generando una tensione tra espansione e compressione della forma. Le superfici appaiono rugose, screpolate e irregolari, con un'alternanza di zone più compatte e altre maggiormente disgregate. La scultura non presenta un soggetto figurativo riconoscibile, ma la conformazione generale conserva una vaga suggestione antropomorfa o organica, evocando un corpo frammentato o una struttura naturale sottoposta a un processo di erosione. Questa suggestione antropomorfa costituisce un aspetto importante della poetica di Leoncillo, che anche nelle opere astratte conserva una relazione profonda con il corpo umano e con le forme della natura, in particolare con l'immagine dell'albero, frequentemente associata alla sua ricerca matura. Il bianco contribuisce a rafforzare questa tensione espressiva: anziché produrre un effetto di purezza e levigatezza, evidenzia la frammentazione delle forme, conferendo alla scultura un aspetto quasi calcareo, simile a quello di una materia consumata dal tempo.