Guido Gambone (Montella, 1909 - Firenze, 1969)
Nato a Montella, in provincia di Avellino, nel 1909, Guido Gambone si trasferì
giovanissimo a Vietri sul Mare, centro di antica tradizione ceramica, dove iniziò la propria
formazione nella manifattura di Francesco Avallone. Fu determinante il contatto con gli
artisti tedeschi attivi a Vietri, in particolare Richard Dölker e Irene Kowaliska, che
avevano contribuito a rinnovare il linguaggio della ceramica locale introducendo una
maggiore stilizzazione delle forme e un gusto decorativo moderno. Un momento decisivo
della sua carriera fu il 1944, quando fondò insieme ad Andrea D'Arienzo la manifattura
La Faenzarella. Qui sviluppò un'intensa sperimentazione sulle superfici ceramiche,
ottenendo effetti di screziatura, craquelé e particolari variazioni cromatiche. Nel 1950 si
trasferì definitivamente a Firenze, dove fondò una manifattura a proprio nome. È
soprattutto durante questa fase che la sua produzione si orientò verso una concezione più
moderna e plastica dell'oggetto ceramico, con una particolare attenzione al grès e alle
possibilità espressive degli smalti.
Se nella prima produzione vietrese prevalgono motivi figurativi, animali e floreali di
ascendenza popolare, nella maturità l'artista concentra la ricerca sulla relazione tra forma,
materia, colore e processo di cottura. Le influenze dell'arte moderna, in particolare
Picasso, Klee, Miró e Morandi, contribuirono a orientare il suo linguaggio verso una
maggiore libertà compositiva e una sensibilità astratta e materica. Le sue ceramiche si
caratterizzano spesso per volumi essenziali, superfici vibranti, smalti sovrapposti,
contrasti cromatici e craquelure che acquistano un valore espressivo autonomo. In questo
senso, Gambone appartiene a quella generazione di artisti che contribuì a trasformare la
ceramica da oggetto prevalentemente artigianale e decorativo a vero e proprio mezzo di
ricerca artistica.
L'opera in esame è una base per lampada da tavolo in ceramica policroma, caratterizzata
da una forma slanciata e da una decorazione geometrica dipinta a mano. La forma
richiama la tipologia tradizionale del vaso a bottiglia, reinterpretata attraverso proporzioni
accentuate e una particolare attenzione alla continuità dei volumi. La base per lampada
costituisce un esempio significativo del linguaggio decorativo di Guido Gambone, nel
quale la tradizione ceramica vietrese viene reinterpretata attraverso una sensibilità
moderna e sperimentale. Uno degli aspetti più caratteristici dell'opera è la presenza di una
decorazione geometrica fortemente stilizzata, costruita attraverso pochi elementi
essenziali: linee, fasce e piccoli cerchi ripetuti. Questo linguaggio richiama le ricerche
che, tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento, portarono numerosi artisti e ceramisti
europei a riscoprire il valore espressivo delle forme arcaiche, dei motivi popolari e delle
decorazioni primitive. Nella produzione di Gambone, questi riferimenti vengono
rielaborati attraverso una particolare libertà compositiva, dando origine a oggetti nei quali
la decorazione assume un carattere autonomo, quasi pittorico.
La superficie ceramica diventa uno spazio pittorico tridimensionale, nel quale il disegno
segue le curvature dell'oggetto e si integra con la sua struttura. Il risultato è una
composizione nella quale la decorazione non appare come un elemento aggiuntivo, ma
come parte integrante del progetto artistico.
La firma con l’iconico asinello si lega alla tradizione ceramica di Vietri sul Mare, ideato
da Richard Dölker, artista tedesco con il quale Gambone condivise una fase importante
della propria formazione professionale. Dopo la partenza di Dölker da Vietri, nel 1935,
Guido ne assunse il ruolo di capo pittore decoratore presso l’Industria Ceramica
Salernitana, consolidando il rapporto con quel contesto produttivo. Il marchio
dell’asinello, insieme al vivace linguaggio decorativo campano che caratterizza Guido
costituiscono un importante indizio attributivo.