Pietro Melandri (Faenza, 1885 - 1976)
La scultura raffigura un personaggio in abiti orientali, elaborato attraverso la
deformazione delle proporzioni anatomiche. Il personaggio presenta un ampio copricapo, elementi sporgenti e una superficie interamente percorsa da motivi geometrici, vegetali e astratti, nelle tonalità del viola, dell'ocra, del turchese e del rosso.
Tra i principali protagonisti del rinnovamento della ceramica italiana del Novecento, Pietro Melandri sviluppò un linguaggio autonomo, fondato sulla sperimentazione delle tecniche ceramiche, in particolare dei lustri metallici, e su una progressiva integrazione tra modellato plastico e decorazione pittorica. Formatosi nell'ambiente artistico faentino legato a Domenico Baccarini, l'artista assimilò inizialmente le esperienze del Liberty e della Secessione, per orientarsi successivamente verso soluzioni personali, nelle quali il repertorio figurativo tradizionale viene reinterpretato attraverso la deformazione delle forme e la complessità delle superfici. La sua affermazione internazionale culminò nel
1937 con il conferimento del Gran Premio per la scultura all'Esposizione internazionale di Parigi.
Il Personaggio in abiti orientali è riconducibile alla componente fantastica e grottesca della produzione di Melandri. Il soggetto, pur conservando alcuni riferimenti alla figura umana e all'abbigliamento orientale, viene sottoposto a una trasformazione che rende difficile distinguere gli elementi del corpo da quelli del costume. La decorazione partecipa direttamente a questa trasformazione. Le campiture cromatiche, le spirali, le forme fitomorfe e i motivi puntinati seguono le curvature dei volumi, contribuendo a disarticolare ulteriormente la figura. Tale rapporto tra forma e superficie costituisce uno degli aspetti caratteristici della produzione matura dell'artista: Melandri supera la distinzione tra scultura e decorazione, attribuendo a quest'ultima una funzione strutturale nella definizione dell'immagine.