Giacomo Balla (Torino, 1871- Roma, 1958)
Giacomo Balla è un artista profondamente reale e concreto: rappresenta ciò che vede per dare forma a qualcosa che gli appartiene davvero. Non cambia mai due elementi fondamentali della sua ricerca, la luce e il movimento che riesce a rappresentare attraverso la figura femminile, mezzo attraverso cui l’artista esplora e rende visibile l’energia vitale della luce. Nella vita domestica osserva i volti delle donne che ama e che lo circondano, a partire dalla madre, poi Elisa, che sposerà nel 1904, le figlie Elica e Luce, e infine le amiche e le compagne di gioco delle bambine che frequentano la casa. Balla non ricorre a modelle a pagamento, sia per ragioni economiche sia perché trova già nella sua quotidianità i soggetti ideali per la sua arte.
Giacomo Balla ritrae la secondogenita, Elica Balla, avvolta in una trama di lunghi capelli, con lo sguardo rivolto verso sinistra e irradiata da una fonte luminosa. Nel monocromo in bianco e nero emerge una profonda dimensione psicologica e intimista, che racconta il rapporto della donna con se stessa, con la propria femminilità e con il suo futuro. Nel suo nome il pittore del movimento fissa l’idea dinamica della velocità e quella guerresca del volo, non potendo significare con il colore, in questo disegno, violenta il cartone alla stregua di un irruento tornado in grado di esplicarsi attraverso le profonde e lunghe linee che descrivono l’immagine. Balla sperava vivamente che gli nascesse un maschio, che potesse essere più vicino a lui diceva: “che le ragazze hanno altri pensieri per la testa”, l’immagine del cartone restituisce in maniera particolarmente efficace questa visione.
Literature
Catalogo della mostra a cura di Luigi Marcucci, Giacomo Balla. Studi, ricerche, oggetti.